Luciano Floridi, Star Wars e quel capitale semantico che ci definisce

Luciano Floridi, Star Wars e quel capitale semantico che ci definisce

“Se ci pensate, s’intuisce subito che fra la principessa Leia e Luke Skywalker ci sia del tenero, ma è soltanto quando capiamo che sono fratello e sorella che tutto cambia”.

È bastato Star Wars al filosofo Luciano Floridi per rendere chiaro il concetto di ‘capitale semantico’ al centro dell’intervento tenuto all’Università di Trento come lectio di apertura del master in Communication of Science and Innovation.

“La reinterpretazione è quel meccanismo che dà senso e significato al capitale semantico, tutto ciò che facciamo per comprendere noi stessi – ha spiegato Floridi, professore ordinario di Filosofia ed Etica dell’informazione all’Università di Oxford – Pochi giorni fa, provando a cercare ‘semantic capital’ su Google, il motore di ricerca mi ha restituito 5.250 occorrenze: questo per dire che stiamo affrontando qualcosa di nuovo.
Eppure parliamo di qualcosa cui già nel 1486 Pico della Mirandola accennava, dicendo che ‘non siamo né angeli né bruti’. Io aggiungo: quel che siamo è un open software. C’è un’incompletezza nella nostra umanità, siamo ospiti, viaggiatori in transito. Siamo come un glitch, una specie di singhiozzo della natura, un errore del sistema. E semanticizzando riempiamo questo buco”.

Nel ragionamento del professor Floridi torna quanto teorizzato e recentemente raccontato nel suo volume La quarta rivoluzione: ossia che la nostra eccezionalità umana sia stata progressivamente intaccata da quattro rivoluzioni. “Copernico ci ha tolto dal centro dell’universo – ha ricordato il filosofo di Oxford –, Darwin ci ha tolto dal centro del regno biologico, Freud ci ha scardinato dalla coscienza e Alan Turing ci ha tolto dalla posizione privilegiata nel ragionamento logico e nel processare informazioni. Proprio per questo, grazie al potere della filosofia di andare controcorrente, ho coniato un neologismo: non si dovrebbe più parlare di antropocentrismo bensì di antropo-eccentrismo.
Siamo organismi informazionali (inforg) spodestati anche dal centro dell’infosfera, ma incapaci di sopportare il vacuum semantico. Quello di cui abbiamo bisogno era già contenuto nella Poetica di Aristotele: si tratta dell’anagnorisis, il riconoscimento, la capacità di una narrazione di dare una svolta a tutto ciò che è successo prima e che succederà dopo. Come per Leia e Luke, o come per Edipo quando capisce di aver ucciso il padre Laio e di essere stato a letto con la madre Giocasta”.

Con gli esempi del professor Floridi diventa più facile a capire il concetto di ‘capitale semantico’, al centro di classici della letteratura come Vita: istruzioni per l’uso, Il signor Palomar, Lo zen e l’arte della manutenzione della motocicletta, La biblioteca di Babele. “Ogni volta che operiamo una reinterpretazione, rimettiamo in ordine le cose e creiamo un capitolo semantico che definisce la nostra identità. Ecco perché un classico è un open source di capitale semantico; anzi, di più, esso diventa una resource. E ogni capitale semantico è una risorsa transitoria, che ereditiamo e passiamo, ma con cui la nostra mente riesce a dare senso a tutte le altre cose”.
Anche a un amore fraterno in una galassia lontana lontana.

Andrea Mariano Alesci

 

 

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Cristina Rigutto administrator

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